Collane

  “Ogni perlina contiene informazioni culturali, racchiude semplici e allo stesso tempo complesse storie sulle origini dei suoi materiali che sono serviti a costruire monili e gioielli di ogni tipo e per ogni circostanza: per adornarsi, per aumentare il prestigio di chi li indossava, per allontanare gli spiriti maligni, per aiutare il defunto nell’aldilà. E’ stato sempre insito nell’uomo il piacere estetico che lo ha spinto a produrre oggetti che lo miglioravano nel suo aspetto. Già le prime civiltà Asiatiche, Africane, Europee, risalenti a 30-25.000 anni fa lavoravano conchiglie ed altro materiale organico con questo scopo. Gli abitanti dei villaggi del neolitico, verso l’VIII millennio a.C. manipolavano argilla, incidevano gusci di uovo di struzzo, zoccoli di cervo e ossi di canguro per farne vaghi di collane. Più tardi, fondevano oro e rame per unirlo al corallo, alle agate, al turchese, utilizzando anche ossidiana e cornalina. Verso il IV millennio a.C., in Mesopotamia, le perline e i materiali per perIine, come l’agata e il lapislazzuli, ebbero un importante ruolo nel commercio. I Greci di Micene stabilirono contatti commerciali con le culture dell’età del Bronzo nel Baltico e scambiarono attrezzi di rame e bronzo con un materiale allora molto raro: l’ambra. In Siria si sono trovati manufatti di faience, un materiale che anticipava il vetro, costituito sostanzialmente di silice, sabbia fusa, molto utilizzata dagli antichi Egizi. A partire dal III, II millennio a.C. il vetro, materiale così vivo, versatile e duttile è stato il maggior protagonista nella realizzazione di svariati tipi di “perline”; varie civiltà l’hanno prodotto perchè stimola la creatività e fornisce ampie soluzioni cromatiche. Per questo motivo il vetro ha conferito una impronta determinante in questo campo. Splendidi monili, lavorati finemente e impreziositi da oro puro, sono stati prodotti da popoli Fenici, Romani, Etruschi e Bizantini. Dalla fine del XV sec. fino al XX sec. fiorirono in Europa vetrerie molto attive e precisamente a Venezia, in Boemia, in Olanda e in Cecoslovacchia. Esploratori e commercianti portarono perline in tutto il mondo. Il commercio era cosi produttivo che a Venezia i maestri vetrai erano puniti con la morte se trasmettevano i segreti del loro lavoro. Nel XVIII e XIX sec. le tecniche sempre più sofisticate, acquisite dalla fantasia dei maestri vetrai veneziani, hanno permesso una grande produzione di perle di straordinaria bellezza, tale da consentire scambi convenientissimi. Dall’Africa si otteneva ogni genere di cose: oro, avorio, olio di palma, e perfino schiavi”

cit. Maria Teresa Ingrascì – testo per calendario 2002.